Nietzsche era una persona superbissima, ateo, trasudante sapienza la quale è stata, in piccola parte, trascritta in ''Ecce homo''.
L'intelligenza di quest'uomo gronda fin dalla prima pagina dell'opera.
Vederlo tanto sapiente e saggio, acuto e beffardo ma al contempo assolutamente incapace di contemplare i suoi supposti limiti criticamente anziché ironicamente, fa formare in me un'opinione di lui come qualcosa di ammirevole e divertente, come un giocoliere del circo, capace di esibizioni strabilianti che ottiene il risultato ultimo di stupire e divertire.
Da lui ho imparato qualcosa che avevo già intuito, ossia che leggere non è sempre buona cosa, anzi lo è il riflettere con le proprie gambe. La lettura è qualcuno che parla e lui spiega l'importanza del sapersi isolare completamente.
Lui non odia, lui disprezza obiettivamente.
Ma leggerlo mi affascina.
Come lui lascia volentieri trasparire, non è semplice sintonizzarsi sulle sue frequenze, però quando inizi appena a percepire ciò che intende ha ragione di albagia, ne resti sconvolto e incantato.
Ma per me anche il più illustre tra gli uomini, se superbo, è ebbro. Lui era completamente ubriaco di ego (tra l'altro fieramente egoista).
Come i religiosi che palesemente screditava, anche lui riteneva sé stesso essere un messaggero di una indiscutibile verità.
Non voleva essere santo, piuttosto buffone diceva. Eppure si riteneva santo, ma con altre descrizioni e definizioni, sotto un altro punto di vista.
Nonostante sia distante decenni luce dalla sua eccellenza e dal suo ''mantra'' - meglio dire opinione - apprezzo e mi rifletto nel suo rigetto per la morale e l'ideale, perché ambedue elaborate da collettività nate malate e tutt'ora inguaribili, per me le loro morali e i loro ideali sono ipocrisia assassina. Ipocrita fu per esempio il manto cristiano e pietoso che avvolse il nazismo.
Lui voleva distruggere questa consuetudine, come biasimarlo, anzi, come non sostenerlo in questo suo desiderio!
Nietzsche era pieno di buoni propositi, voleva rimpiazzare la menzogna che induce a detestare la vita e la verità e tutto ciò che di naturale caratterizza l'uomo.
Mi verrebbe da dire i buoni propositi di un santo.
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sabato 7 febbraio 2015
martedì 28 gennaio 2014
Sarai uno stralcio! #3
Come sempre starò una mezz'oretta a contemplare la finestra nera prima di scalare la marcia circadiana in dormiveglia. Se mi va bene passerà qualche nuvola bizzarra a braccetto con la luna; nella speranzosa attesa mi ascolto respirare in sintonia con i battiti del cuore, al quale invidio l’esemplare costanza. Mi sfiora fievolmente la preoccupazione dell’evenienza di poter sognare, detesto sognare. Sì, sto affondando nell’oceano notturno del sonno, del torpore, dell’oblio buio e temporaneo, nel quale sfociano i pensieri in piena che, poi, si prosciugano morbidamente e adagio, tacendo infine senza che ce ne si accorga.
domenica 5 gennaio 2014
Sarai uno stralcio! #2
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domenica 29 dicembre 2013
Sarai uno stralcio!
...Quante facce, fuse e confuse, davanti all’ascensore – ultima tappa da superare prima dell’aria – che si mettono alla prova vicendevolmente, che si torcono e si distendono a seconda della forma più opportuna per la singolare circostanza che ognuna di quelle temporanee relazioni comporta. Ormai di proposito mi infilo le cuffie nelle orecchie con la musica al massimo, perché non capendo i contenuti dei discorsi fatti da quell’amalgamo d’anime posso godere maggiormente di tale spettacolo, composito di smorfie ed espressioni. Dopotutto le parole non sono attendibili, perché una ne dici e cento ne pensi, quell’unica che pronunci non è sufficiente per definire nel mondo scibile ciò che intendi, ma le altre inespresse evadono comunque, di forza, da dentro di noi attraversando e deformando appunto il nostro viso. E quando si è stanchi e stressati, come me e i miei colleghi, questo fenomeno si accentua di più.
Esco dalla struttura e mi immergo nel tramonto cittadino che questa limpida giornata di novembre ha saputo disegnare. Una fresca brezza mi scompiglia i capelli e mi coccola il cuore, dev’essere per il temporale di ieri notte se oggi tutto è più lucido e colorato. Delegando alle gambe il compito di portarmi a casa, riesco durante il tragitto a non focalizzarmi su nulla, nemmeno sui miei stessi pensieri; ognuno di loro dice la sua e se ne va, desistendo subito dall’attrarmi.
...
Esco dalla struttura e mi immergo nel tramonto cittadino che questa limpida giornata di novembre ha saputo disegnare. Una fresca brezza mi scompiglia i capelli e mi coccola il cuore, dev’essere per il temporale di ieri notte se oggi tutto è più lucido e colorato. Delegando alle gambe il compito di portarmi a casa, riesco durante il tragitto a non focalizzarmi su nulla, nemmeno sui miei stessi pensieri; ognuno di loro dice la sua e se ne va, desistendo subito dall’attrarmi.
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martedì 30 luglio 2013
E poi di pause
Il concetto, il buon concetto, il concetto che viene ben pensato per molto prima di essere espresso, che viene ritoccato, corteggiato, ma soprattutto aspettato.
Quel concetto non nasce subito, viene anzi prima concepito dall’unione della nostra mente, momentaneamente ‘’pensante’’ (ahimè, purtroppo c’è pensare e pensare), con la seducente curiosità posatasi su di un dato di fatto, una consuetudine, una certezza... maliziosamente. Quando quella certezza è diventata tale?
Questo è il concepimento!
Concepire un concetto non significa affatto dargli voce, dargli alito di vita. La sua crescita necessita di tempo, silenzio. E poi di pause.
Se utile al fine, anche molto lunghe.
lunedì 8 luglio 2013
Devo smetterla di fare lo specchio!
A volte mi soffermo sui piccoli gesti, li contemplo e li esamino per molto prima di attuarli.
Mi chiedo se siano, in realtà, dei piccoli anelli facenti parte dell’enorme catena di un supposto destino; mi chiedo se decidendo repentinamente, per esempio, di aprire una mano, anziché chiuderla, io frantumi questa catena liberandomi dal suo giogo. Mi illudo e mi disilludo a mia volta, rispondendomi che anche quel triste tentativo era un anello.
Eh sì, osservare il fondo di una tazzina sporca ti porta a fare viaggi profondamente introspettivi; diciamo che da quando ho capito che tutta l’esistenza da me percepita non è altro che apparenza molto ben addobbata, un po’ deluso ho deciso di invertire il senso di rotta del mio interesse che prima andava alla deriva, verso un mondo che mi piace definire sia come veramente fasullo che falsamente vero, e che ora approda sulla spiaggia della mia coscienza colonizzata da dubbi, pensieri, incubi e tante altre cose di cui non ne dubito l’autenticità.
Perché tutto è falsità, tutto è vanità, come il sonno che finge di giungere o il cielo che è blu solo qualche volta, la sete che torna sempre...
Mi chiedo se siano, in realtà, dei piccoli anelli facenti parte dell’enorme catena di un supposto destino; mi chiedo se decidendo repentinamente, per esempio, di aprire una mano, anziché chiuderla, io frantumi questa catena liberandomi dal suo giogo. Mi illudo e mi disilludo a mia volta, rispondendomi che anche quel triste tentativo era un anello.
Eh sì, osservare il fondo di una tazzina sporca ti porta a fare viaggi profondamente introspettivi; diciamo che da quando ho capito che tutta l’esistenza da me percepita non è altro che apparenza molto ben addobbata, un po’ deluso ho deciso di invertire il senso di rotta del mio interesse che prima andava alla deriva, verso un mondo che mi piace definire sia come veramente fasullo che falsamente vero, e che ora approda sulla spiaggia della mia coscienza colonizzata da dubbi, pensieri, incubi e tante altre cose di cui non ne dubito l’autenticità.
Perché tutto è falsità, tutto è vanità, come il sonno che finge di giungere o il cielo che è blu solo qualche volta, la sete che torna sempre...
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martedì 14 maggio 2013
Loop: pericolo di ignavia
... forse sarebbe giusto mettere da parte la propria coerenza, il proprio concetto di giustizia, di amore... perché tutto questo, quando ha origine nel cuore delle persone, è solo un discorso opinabile, niente di più.
Forse dovrei ammonire e rimproverare chi agisce empiamente, anche se lo ritengo ingiusto, iniquo. Già, che diritto avrebbe il bue di dare del cornuto ad un altro bue?
Sperperare occasioni per migliorare gli altri con la vana illusione che, mentre taccio, io lo stia facendo in nome di una supposta e opaca equità.
Equità che pare venga applicata proprio nel momento in cui mi rifiuti di sentenziare sugli altri. Ma non sto forse prelibando il mio ego adoperandomi per questa presunta giustizia? Non sto semmai riempiendo il mio stomaco con i liquorosi complimenti di persone dall'animo permaloso? Già, perché è molto più facile lavarsi le mani e apparire pulito a quella schizzinosa bestia chiamata ''pubblico'', piuttosto che parteggiare per la giustizia, mai piaciuta alle masse, di qualsivoglia ceto sociale.
Quindi il mio è egoismo, narcisismo; è un'orrenda, poiché ipocrita, forma di presunzione, che viene amplificata da questo status contraffatto di baluardo della libertà di pensiero e della comprensione del prossimo, a me diverso e non così tanto prossimo.
Quindi giungo a capire che quello pensato finora come l'arrivo di un'ardua ascesa verso - chiamiamola intelligenza, buon senso - altro non era che un rotolar giù nel terroso, tenebroso baratro dell'idiozia, della deficienza e dell'opportunismo. Se veramente ci tenessi agli altri, o perlomeno al bene comune, metterei da parte me stesso e i miei princìpi pur di aiutare, anche a costo di apparire come una persona sentenziosa e intransigente. Ma è così forte e insistente quella nerboruta mano della coscienza che, tirandomi per i capelli e accostandosi con le sue labbra severe, mi biasima dicendo ''come fai ad essere certo che non sia tu quello che sbaglia, anzi, come puoi anche solo supporre di capire le questioni dei tuoi pari, tu, che sono tante di più le volte che ti ho deriso rispetto a quelle in cui ti ho elogiato''.
Chissà se facendo tacere quella coscienza prepotente riuscirò davvero ad aiutare gli altri. Perché è il mio unico, o comunque ultimo ostacolo che fatico ad aggirare. Mi impone di essere coerente, giusto, di amare. Ma cos'è la coerenza, la giustizia, l'amore? C'è gente che ha ucciso senza pietà in nome di queste tre ''cose'' che alla fine tali erano solo per loro. Se il rischio è questo, e se io ne sono partecipe solo perché do retta alla mia coscienza, che mi zittisce ogni volta che dovrei parlare... forse sarebbe giusto mettere da parte la propria coerenza, il proprio concetto di giustizia, di amore... perché tutto questo, quando ha origine nel cuore delle persone, è solo un discorso opinabile, niente di più...
Forse dovrei ammonire e rimproverare chi agisce empiamente, anche se lo ritengo ingiusto, iniquo. Già, che diritto avrebbe il bue di dare del cornuto ad un altro bue?
Sperperare occasioni per migliorare gli altri con la vana illusione che, mentre taccio, io lo stia facendo in nome di una supposta e opaca equità.
Equità che pare venga applicata proprio nel momento in cui mi rifiuti di sentenziare sugli altri. Ma non sto forse prelibando il mio ego adoperandomi per questa presunta giustizia? Non sto semmai riempiendo il mio stomaco con i liquorosi complimenti di persone dall'animo permaloso? Già, perché è molto più facile lavarsi le mani e apparire pulito a quella schizzinosa bestia chiamata ''pubblico'', piuttosto che parteggiare per la giustizia, mai piaciuta alle masse, di qualsivoglia ceto sociale.
Quindi il mio è egoismo, narcisismo; è un'orrenda, poiché ipocrita, forma di presunzione, che viene amplificata da questo status contraffatto di baluardo della libertà di pensiero e della comprensione del prossimo, a me diverso e non così tanto prossimo.
Quindi giungo a capire che quello pensato finora come l'arrivo di un'ardua ascesa verso - chiamiamola intelligenza, buon senso - altro non era che un rotolar giù nel terroso, tenebroso baratro dell'idiozia, della deficienza e dell'opportunismo. Se veramente ci tenessi agli altri, o perlomeno al bene comune, metterei da parte me stesso e i miei princìpi pur di aiutare, anche a costo di apparire come una persona sentenziosa e intransigente. Ma è così forte e insistente quella nerboruta mano della coscienza che, tirandomi per i capelli e accostandosi con le sue labbra severe, mi biasima dicendo ''come fai ad essere certo che non sia tu quello che sbaglia, anzi, come puoi anche solo supporre di capire le questioni dei tuoi pari, tu, che sono tante di più le volte che ti ho deriso rispetto a quelle in cui ti ho elogiato''.
Chissà se facendo tacere quella coscienza prepotente riuscirò davvero ad aiutare gli altri. Perché è il mio unico, o comunque ultimo ostacolo che fatico ad aggirare. Mi impone di essere coerente, giusto, di amare. Ma cos'è la coerenza, la giustizia, l'amore? C'è gente che ha ucciso senza pietà in nome di queste tre ''cose'' che alla fine tali erano solo per loro. Se il rischio è questo, e se io ne sono partecipe solo perché do retta alla mia coscienza, che mi zittisce ogni volta che dovrei parlare... forse sarebbe giusto mettere da parte la propria coerenza, il proprio concetto di giustizia, di amore... perché tutto questo, quando ha origine nel cuore delle persone, è solo un discorso opinabile, niente di più...
lunedì 18 marzo 2013
La vera opera d'arte
Un solo secondo della nostra vita supera, per splendore ed unicità, persino i fiocchi di neve. Non perdiamo i nostri irripetibili attimi per qualcosa che già sappiamo non ci piacerà, che ci deluderà. Glorificate ogni momento della vostra esistenza come suprema opera d'arte, ineguagliabile ed irripetibile.
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