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domenica 29 dicembre 2013

Sarai uno stralcio!

...Quante facce, fuse e confuse, davanti all’ascensore – ultima tappa da superare prima dell’aria – che si mettono alla prova vicendevolmente, che si torcono e si distendono a seconda della forma più opportuna per la singolare circostanza che ognuna di quelle temporanee relazioni comporta. Ormai di proposito mi infilo le cuffie nelle orecchie con la musica al massimo, perché non capendo i contenuti dei discorsi fatti da quell’amalgamo d’anime posso godere maggiormente di tale spettacolo, composito di smorfie ed espressioni. Dopotutto le parole non sono attendibili, perché una ne dici e cento ne pensi, quell’unica che pronunci non è sufficiente per definire nel mondo scibile ciò che intendi, ma le altre inespresse evadono comunque, di forza, da dentro di noi attraversando e deformando appunto il nostro viso. E quando si è stanchi e stressati, come me e i miei colleghi, questo fenomeno si accentua di più. 
Esco dalla struttura e mi immergo nel tramonto cittadino che questa limpida giornata di novembre ha saputo disegnare. Una fresca brezza mi scompiglia i capelli e mi coccola il cuore, dev’essere per il temporale di ieri notte se oggi tutto è più lucido e colorato. Delegando alle gambe il compito di portarmi a casa, riesco durante il tragitto a non focalizzarmi su nulla, nemmeno sui miei stessi pensieri; ognuno di loro dice la sua e se ne va, desistendo subito dall’attrarmi. 
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