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martedì 28 gennaio 2014

Sarai uno stralcio! #3

Come sempre starò una mezz'oretta a contemplare la finestra nera prima di scalare la marcia circadiana in dormiveglia. Se mi va bene passerà qualche nuvola bizzarra a braccetto con la luna; nella speranzosa attesa mi ascolto respirare in sintonia con i battiti del cuore, al quale invidio l’esemplare costanza. Mi sfiora fievolmente la preoccupazione dell’evenienza di poter sognare, detesto sognare. Sì, sto affondando nell’oceano notturno del sonno, del torpore, dell’oblio buio e temporaneo, nel quale sfociano i pensieri in piena che, poi, si prosciugano morbidamente e adagio, tacendo infine senza che ce ne si accorga.

domenica 5 gennaio 2014

Sarai uno stralcio! #2


Già, l’arte. Non ho ancora le idee chiare su ciò che dovrebbe realmente essere l’arte dell’uomo, ho due opposte sensazioni però: l’una che l’arte sia una creatura nata da un apparato autonomo e trascendente dell’essere umano che tutt’ora egli stesso non comprende e non conosce, troppo in alto, eccelso e inaccessibile per qualsiasi argomentazione volta a identificarlo e catalogarlo (limitarlo), l’altra che sia invece l’effetto tangibile ed inesorabile dell’abominio prodotto da malvagie forze soprannaturali nella mente umana, ormai spaventosamente deforme. Facendo un paragone molto grossolano, se il male fosse una lama infetta che colpisse la nostra pelle, che sarebbe la mente, l’arte sarebbe il pus causato dall’infezione.

domenica 29 dicembre 2013

Sarai uno stralcio!

...Quante facce, fuse e confuse, davanti all’ascensore – ultima tappa da superare prima dell’aria – che si mettono alla prova vicendevolmente, che si torcono e si distendono a seconda della forma più opportuna per la singolare circostanza che ognuna di quelle temporanee relazioni comporta. Ormai di proposito mi infilo le cuffie nelle orecchie con la musica al massimo, perché non capendo i contenuti dei discorsi fatti da quell’amalgamo d’anime posso godere maggiormente di tale spettacolo, composito di smorfie ed espressioni. Dopotutto le parole non sono attendibili, perché una ne dici e cento ne pensi, quell’unica che pronunci non è sufficiente per definire nel mondo scibile ciò che intendi, ma le altre inespresse evadono comunque, di forza, da dentro di noi attraversando e deformando appunto il nostro viso. E quando si è stanchi e stressati, come me e i miei colleghi, questo fenomeno si accentua di più. 
Esco dalla struttura e mi immergo nel tramonto cittadino che questa limpida giornata di novembre ha saputo disegnare. Una fresca brezza mi scompiglia i capelli e mi coccola il cuore, dev’essere per il temporale di ieri notte se oggi tutto è più lucido e colorato. Delegando alle gambe il compito di portarmi a casa, riesco durante il tragitto a non focalizzarmi su nulla, nemmeno sui miei stessi pensieri; ognuno di loro dice la sua e se ne va, desistendo subito dall’attrarmi. 
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